Un’ultima recensione per “I sogni nelle lacrime” a cura di Giovanni d’Alessandro

Nell’immaginario paese di Treccami, che non è collocato in the middle of nowhere, al centro del nulla, ma che s’immagina appartenere al centro-sud dove è nato e vive l’Autore Giampiero Margiovanni (classe 1990, nato ad Atri e residente in Abruzzo, con precedenti esperienze in materia di produzione poetica e teatrale), i vecchi trasmettono ai più piccoli la loro esperienza. Tanto più preziosa perché astratta dalle contingenti coordinate del mondo in cui si troveranno, da adulti, a vivere, e da riferirsi alla vita in sé, nel tributo di lotta e di coraggio, di sofferenza e di vittoria che ogni esistenza, in ogni tempo, richiede. E tanto più preziosa perché qui c’è una nonna straordinaria, Angelica, a trasmetterla ai nipoti, i fratellini Max e Leo Di Nunzio, per corazzarli rispetto alla vita e prepararli ad essa. In queste lezioni che la nonna impartisce loro, qualcosa è affidato anche alla alchimia magica delle parole, più che alle superstizioni, riferite, di paese, come quella, peraltro bellissima, secondo cui le lacrime sono la condensazione dei sogni.
Così quando nonna Angelica si commuove nel ricordare il passato – il nonno che non c’è più, il matrimonio, l’aver messo al mondo il padre dei fratellini e anche il non aver mai avuto la tanto attesa grazia di una figlia, che avrebbe voluto chiamare Sofia – i piccoli capiscono che quell’umore, di solito trattenuto, che le riempie gli occhi, ma che talvolta le riga le guance, è la perlacea materia di cui sono fatti i sogni. “Adesso aveva gli occhi pieni dei sogni che voleva veder realizzati e non poteva farseli scappare ancora. Forse in tutte quelle lacrime che aveva pianto qualche sogno era stato portato via e non si sarebbe avverato mai”. Questa immagine dà il titolo al primo romanzo di Giampiero Margiovanni, I sogni nelle lacrime (Tabula Fati, p.107, € 10) e ne rappresenta il leit motiv, dalla prima scena (nel 1996) all’ultima che avviene quasi vent’anni dopo, nel 2015 e che si svolge in una chiesa sempre con protagonisti nonna e fratelli, ora adulti. Il coraggio insegnato loro da Angelica sarà loro servito. Di più, li avrà salvati. Per qualcosa che si lascerà ai lettori di scoprire, i piccoli entreranno infatti nel malefico raggio d’azione di un criminale, il Bulgaro, da cui verranno rapiti e precipitati nel mondo della malavita. Come ne usciranno?
Un sequestro di piccoli nelle assolate campagne del sud richiama il tema di un fortunato libro di Niccolò Ammaniti, Io non ho paura, dove una misteriosa e salvifica complicità lega un altro bambino sequestrato, per ottenere un riscatto, e dei suoi coetanei i quali incolpevolmente appartengono al mondo dei sequestratori. Qui, in balìa di un solo adulto, assassino spietato violento, Max e Leo rischieranno molto di più.

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