LA TEMPESTA

Lampi di sguardi
si creano tra le scintille d’anime.
Vertici e vertigini,
voragini riempite
da parti dei nostri corpi.
Attriti scardinano il cielo
dalle nuvole bianche, e si fa nero,
terre spaccate dagli artigli,
sopravviveremo?
Silenzio forte.
Occhi che parlano
più forte dei ventriloqui
tra i monti soffici
e rotture d’equilibri
creano vortici,
tu mordimi,
mentre il vento
prova a risponderci.
I nostri vestiti
sono gli unici ostacoli,
stati per poco
confini di questo Stato.
E noi imprigionati:
ostaggi reciproci,
mentre il mondo fuori
sembra voglia uccidersi.
Poi un fulmine ti attraversa
un fiore diventa quercia
la roccia diventa pioggia
un’onda scende e mi affoga.
E quel silenzio poco prima
è dolce, ma lo detesto.
Lo senti il tuono?
Anche a Dio stanotte batte il petto.

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